Danni da decespugliatore fatti agli alberi

I danni più frequenti che vengono fatti agli alberi messi a dimora in un giardino od in un parco, sono quelli fatti con il decespugliatore durante le operazioni di taglio erba (“frustando” il colletto e tronco dell'albero) e con la tosaerba o “trattorino” (sbattendo con il telaio sempre contro il colletto ed il tronco)

Sono i danni più facili da evitare solo se il personale è competente ed attento durante le varie operazioni di sfalcio. I danni da decespugliatore e da urto, all’occhio inesperto, sono danni apparente insignificanti. Per gli alberi sono danni importanti ed indelebili, in quanto danneggiano il colletto (parte dell’albero dove c'è lo stacco tra tronco e radici) ed il tronco nei primi 15 centimetri, cagionandone la salute, la corretta crescita ed in molti casi minandone la futura stabilità. 

I danni da decespugliatore e da urto con tosaerba e trattorini vari, rovinano irreparabilmente la corteccia, il floema ed infine il cambio.

La corteccia è lo strato più esterno del legno dell’albero che copre e protegge tutti gli strati più interni. 

Il floema è un sottilissimo tessuto presente sotto la corteccia del tronco, dei rami e delle radici, con funzione di trasporto degli elementi nutritivi in tutte le parti dell’albero, apparato radicale compreso. 

Il cambio è il tessuto “adibito” all’accrescimento diametrale del tronco, dei rami e delle radici; grazie a questo tessuto le varie porzioni legnose della pianta aumentano le loro dimensioni rinforzando la struttura dell’albero in ogni sua parte.

Il decespugliatore, se non usato idoneamente è deleterio 

per i tessuti dell’albero. L’apparato di taglio è costituito da un filo di nylon resistentissimo che girando a forte velocità taglia l’erba. Metodo efficace ed utile per la finitura dei bordi dove non si arriva bene con il tosaerba. La nota dolente per il decespugliatore, è che se l’operatore non è attento ed abile, toccando per una frazione di secondo il tronco od il colletto dell’albero,  frusta gli importanti tessuti di cui abbiamo parlato prima, danneggiandoli. Il danno che causa aumenta esponenzialmente per quegli alberi che geneticamente sono dotati di corteccia sottilissima come per esempio il Platano, la Betulla, il Celtis, il Carpano, eccetera.

il danno primario, con effetti diretti, si ha rovinando la corteccia scoprendo il floema. Questo danno pesa immediatamente sulla vitalità dell’albero, interrompendo la distribuzione di “cibo" all’apparato radicale per quella porzione danneggiata. 

Più il danno è esteso e cioè, più circonferenza del tronco è danneggiata, più la salute delle radici verrà compromessa, compromettendo indirettamente la salute dell’albero. 

Quando la pianta ha radici che non funzionano correttamente  e cioè non riescono ad assorbire come quando sono in salute, l’albero non riesce a ricevere le sostanze necessarie per generare una ricca fotosintesi (processo con il quale la pianta si “fabbrica” zuccheri che sono il suo cibo). Una ricca fotosintesi permette il corretto funzionamento di tutti i vari processi vitali dell’albero mentre una fotosintesi scarsa non produce zuccheri sufficienti al fabbisogno dell’albero cagionandone così vitalità e salute.

Il danno secondario è il danneggiamento e l’esposizione dei tessuti sotto corteccia. Il legno nel punto rovinato non cresce 

correttamente ed inoltre si espongono i tessuti all’azione di agenti patogeni vari. 

Si raccolgono i veri danni dopo anni: difetti strutturali e decadimento del legno nelle zone precedentemente danneggiate.

I danni rimangono indelebili all’interno della pianta minando la possibilità dell’albero di svilupparsi come dovrebbe, e come conseguenza, non riuscirà a fornire tutti quei benefici per i quali era stato messo a dimora . 

Quando questi alberi non muoiono, come invece accade spesso, rimangono per anni alberi con crescita stentata ed avvizzita rimanendo pure portatori di probabile instabilità.

In ambito pubblico, si spendono soldi in alberi per averne un ritorno sotto forma di benefici. Causa disattenzioni, incompetenze e mancanza di professionalità del personale addetto al taglio erba, i benefici previsti non arrivano in toto ma solo in parte.

Ci sono metodi semplici per evitare questi danni.

Primo: operatori competenti e formati che pongano molta attenzione all’esecuzione dello sfalcio in prossimità di piante ed alberi.

Secondo creando una zona “franca” o di protezione fisica in modo che nessuno riesca a danneggiare colletto e tronco dell’albero. Può esser costituita stendendo uno strato di pacciamatura naturale per un diametro di minimo un metro tenendo al centro il tronco e comunque varia in base alle dimensioni della pianta. Oltre a questa primaria funzione “protettiva”, la pacciamatura, ha pure molteplici funzioni per le quali faremo un articoletto informativo. Per proteggere l’albero si possono anche mettere delle protezioni fisiche che vanno posizionate proprio attorno al tronco. Un altro “sistema” è posizionando pali tutori in modo che, oltre a provvedere al sostegno dell’albero nelle sue prime fasi di messa a dimora, facciano anche da scudo frapponendosi fra il tronco e le macchine operatrici.

Segnalo anche due interessanti articoli a riguardo: uno sull'Eclettico intitolato TAGLIA L'ERBA, CON CURA scritto da Giovanni Guzzi che ci ha gentilmente concesso le sue foto http://www.rudyz.net/apps/corsaro/filibuster.php?env=flb_eclettico&site=eclettico&id=A0000001VP01EU ed uno intitolato DANNI DA DECESPUGLIATORE: COME TAGLIARE L'ERBA VICINO AD ALBERI ED ARBUSTI scritto da Lorenzo La Rosa su Rivista Natura dal quale abbiamo  preso qualche spunto e foto https://rivistanatura.com/danni-da-decespugliatore/